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“I Pirati della Bellezza”, otto grandi ospiti e sale piene. Dieci giorni che hanno raccontato l’Italia e il futuro

VITERBO – Otto incontri, sale strapiene e una città che ha scelto di fermarsi ad ascoltare. Si è chiusa ieri, con Pietrangelo Buttafuoco alla Fondazione Carivit, la sesta edizione dei Pirati della Bellezza, il festival ideato e diretto da Carlo Galeotti.

Dieci giorni in cui Viterbo ha incontrato protagonisti della cultura, del giornalismo, della letteratura, della storia, della giustizia e della ricerca. Un percorso ambizioso, costruito su ospiti di grande qualità e su temi capaci di interrogare il presente senza rinunciare alla memoria.

I primi tre appuntamenti hanno ricostruito un pezzo di storia d’Italia. Serena Dandini ha aperto il festival raccontando le donne che hanno contribuito alla costruzione della Repubblica. Paolo Mieli ha attraversato la storia nazionale, le sue rimozioni e i suoi inganni. Antonio Di Pietro ha riportato il pubblico negli anni di Mani pulite, tra inchieste, politica, giustizia e le domande che quella stagione continua a porre.

Poi la parola ha preso altre forme e altre direzioni. Margaret Mazzantini, accolta dall’università della Tuscia con il conferimento della laurea magistrale honoris causa in Filologia moderna, ha parlato della scrittura come ricerca, fragilità e costruzione di bellezza.

Gaia Tortora ha restituito, con intensità e misura, il dolore di una famiglia travolta da una delle più drammatiche vicende giudiziarie italiane. Il suo incontro ha riportato al centro il tema del garantismo, del rapporto tra informazione e giustizia, della capacità di attraversare il dolore senza trasformarlo in rancore.

Giordano Bruno Guerri ha dato vita al mondo del Futurismo, alle sue figure, alla sua energia e alle sue contraddizioni. Gino Roncaglia ha spostato lo sguardo sul futuro già presente dell’intelligenza artificiale, sulle opportunità e sui rischi di una rivoluzione che riguarda il lavoro, la conoscenza, l’etica e la libertà dell’uomo.

Infine Pietrangelo Buttafuoco ha chiuso la rassegna con un incontro intenso, nel segno della cultura come spazio libero, dell’arte come luogo di confronto e dell’autonomia delle istituzioni culturali. A rendere ancora più significativo il finale, la presenza di Buttafuoco, presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, una delle più autorevoli istituzioni culturali internazionali.

Otto ospiti molto diversi, otto linguaggi, otto mondi. Ma un filo comune: la convinzione che la cultura non sia un ornamento, bensì uno strumento per comprendere il tempo in cui viviamo.

Le sale strapiene, gli applausi, le domande e il dialogo diretto fra ospiti e pubblico hanno dato la misura del successo di questa edizione. I Pirati della Bellezza hanno mostrato ancora una volta che Viterbo vuole e sa confrontarsi con le grandi questioni del nostro tempo.