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Viterbo, la prima Messa nella Cittadella della Salute nel giorno di Santa Caterina

VITERBO- Un momento carico di significato spirituale e umano ha segnato la giornata di oggi a Viterbo. In occasione della festa di Santa Caterina da Siena, il vescovo Orazio Francesco Piazza ha presieduto per la prima volta la celebrazione della Santa Messa nella Cittadella della Salute, segnando anche la prima celebrazione assoluta all’interno della struttura.

Accanto a lui hanno concelebrato don Claudio Sperapani, vicario episcopale per la pastorale della fragilità umana, e don Dante Daylusan, cappellano dell’ospedale Ospedale Santa Rosa, in una liturgia che ha visto la partecipazione di operatori sanitari, personale amministrativo e fedeli.

Fin dall’inizio dell’omelia, il vescovo ha espresso gratitudine e gioia per la possibilità di celebrare in un luogo così significativo, sottolineando il valore del lavoro svolto quotidianamente nella Cittadella, soprattutto a servizio della disabilità e della fragilità, spesso vissuto tra fatica e dedizione silenziosa. “Non siamo noi gli artefici assoluti della nostra vita”, ha ricordato, invitando a riscoprire il senso del dono.

Al centro della riflessione, un ricordo personale dell’infanzia: l’immagine della mano che, anziché afferrare, si apre per ricevere. Un gesto semplice ma profondamente simbolico. Il tentativo goffo di trattenere tra le mani la pasta, vedendola sfuggire tra le dita, e la dolcezza della madre che insegna come sia meglio accogliere un dono piuttosto che cercare di prenderlo con forza. Un insegnamento che diventa chiave di lettura della vita cristiana: Dio – ha spiegato il vescovo – riempie solo le mani vuote.

Un messaggio che richiama direttamente la testimonianza di Santa Caterina da Siena, proclamata dottore della Chiesa e compatrona d’Europa, che seppe affidarsi completamente a Dio trovando in Lui ristoro e forza anche nelle difficoltà del suo tempo.

Tra i temi centrali dell’omelia, il valore della concordia, espresso attraverso il pensiero di Sant’Agostino: “cum cordes”, lavorare cioè con un solo cuore. Una concordia che, ha sottolineato il vescovo, non può esistere senza la disponibilità a rinunciare a qualcosa di sé. Un richiamo attuale anche alla luce dei conflitti che attraversano il mondo, dove l’incapacità di cedere porta solo divisione e sofferenza.

“Umiltà e mitezza non significano subire – ha chiarito – ma avere la forza di lasciare andare, di non trattenere tutto per sé”. Un atteggiamento che diventa fondamentale non solo nella vita personale, ma anche nel lavoro quotidiano, dove ogni ruolo – sanitario o amministrativo – contribuisce a un’opera di bene più grande.

Efficace anche l’immagine della pasta: per ottenere un buon risultato è necessario mescolare, amalgamare, far sì che ogni elemento ceda qualcosa. Così è la comunità: si costruisce solo attraverso la collaborazione e la disponibilità reciproca.

Il vescovo ha poi invitato a non pretendere dagli altri, ma ad affidarsi al Signore, capace di donare una gioia più grande di quella che si chiede. Come segno concreto, ha assicurato la sua preghiera per tutti gli operatori, lasciando un “obolo” semplice ma profondo: non dimenticare mai il valore del sorriso, anche nelle difficoltà quotidiane.

Al termine della celebrazione, un gesto simbolico ha suggellato la giornata: la distribuzione al personale delle fotografie della prima visita del vescovo alla Cittadella, avvenuta lo scorso dicembre, memoria condivisa di un cammino che continua.

Una celebrazione che non è stata solo un evento inaugurale, ma un invito a costruire ogni giorno, anche nei luoghi della cura, una comunità fondata sulla fiducia, sulla concordia e sulla capacità di aprire le mani per accogliere il dono.

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