ROMA – Entra nel vivo il rientro sui banchi per circa 8 milioni di studenti italiani, con un calendario di riaperture distribuito nell’arco di diversi giorni a seconda delle regioni.
Le prime campanelle sono già suonate a Bolzano il 7 settembre e, tre giorni dopo, in Veneto, Valle d’Aosta e nella provincia di Trento. Da domani toccherà invece a Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Umbria e Lombardia.
Il 15 settembre sarà la volta di Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Sicilia e Toscana, mentre il giorno successivo riprenderanno le lezioni in Abruzzo, Basilicata e Sardegna. A chiudere il calendario sarà la Puglia, dove il ritorno in classe è previsto per il 17 settembre. In alcuni comuni, però, il forte caldo ha spinto le amministrazioni locali a posticipare di qualche giorno l’avvio delle lezioni.
Sul fronte degli organici, il Ministero dell’Istruzione ha assicurato un avvio d’anno con una copertura quasi completa dei posti disponibili. Sono state effettuate oltre 37 mila immissioni in ruolo tra docenti curricolari, insegnanti di sostegno e docenti di religione cattolica.
Le supplenze assegnate sono circa 118 mila, mentre sul sostegno sono stati confermati oltre 55 mila docenti su richiesta delle famiglie. A questi numeri si aggiungono 342 nuovi dirigenti scolastici e oltre 12 mila assunzioni di personale Ata in fase di completamento.
Il quadro tracciato dai sindacati, tuttavia, resta più critico. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, i precari nella scuola sarebbero ancora più di 200 mila. A pesare è anche l’aumento del costo della vita, che rende sempre più difficile per molti docenti e supplenti accettare incarichi lontano da casa, soprattutto nelle regioni del Nord.
Accanto alla questione del personale resta aperto anche il capitolo della sicurezza. Secondo Cittadinanzattiva, nell’ultimo anno scolastico si sono verificati 68 episodi di crolli o cedimenti negli edifici scolastici, con 12 feriti.
Molte strutture, inoltre, si trovano in aree esposte a rischi naturali: il 44% delle scuole italiane è collocato in zone ad alta sismicità, il 19% in territori soggetti a pericolosità idraulica e oltre 5 mila edifici sorgono in aree a rischio frana.
Restano criticità anche sul fronte del caldo nelle aule, visto che solo una piccola percentuale delle scuole italiane dispone di sistemi di condizionamento o ventilazione.
Un altro dato riguarda l’agibilità degli edifici: oltre la metà delle strutture scolastiche italiane non dispone del relativo certificato. Le differenze tra territori sono molto marcate, con la Valle d’Aosta tra le regioni più virtuose e il Lazio tra quelle con le percentuali più basse.
A preoccupare, infine, è anche la presenza potenziale di amianto in numerosi edifici scolastici, che secondo le stime potrebbe riguardare oltre 14 mila strutture.
Il nuovo anno scolastico prende quindi il via tra nuove assunzioni e ritorno alla normalità, ma con diverse questioni ancora irrisolte sul tavolo, dalla precarietà del personale alla sicurezza e alla qualità degli edifici.






