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Incontro sulla violenza di genere: non invitato il centro Penelope

VITERBO- Riceviamo dal centro antiviolenza Penelope e pubblichiamo: “Viterbo, grande assente all’evento sulla violenza di genere: il centro antiviolenza Penelope. “Le uniche armi per combattere la piaga della violenza sono la prevenzione e la sensibilizzazione.” Con queste parole Gino Cecchettin, presidente della Fondazione Giulia Cecchettin, ha aperto l’incontro “Violenze di genere: esperienze a confronto”, tenutosi all’Auditorium Carlo Azeglio Ciampi dell’Università degli Studi della Tuscia. Un evento ricco di interventi e riflessioni, promosso con l’obiettivo dichiarato di fare rete, condividere esperienze e rafforzare l’impegno contro la violenza di genere.
Tuttavia, un’assenza significativa ha segnato la giornata: nessun invito è stato rivolto al centro antiviolenza istituzionale del comune di Viterbo. Realtà che rappresenta un presidio concreto e quotidiano a fianco delle donne vittime di violenza, garantendo ascolto, supporto psicologico, legale, accompagnamento nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza e, soprattutto, un radicamento reale nel tessuto sociale e civile della città. Una dimenticanza? Una scelta? In entrambi i casi, il silenzio pesa.
In un contesto in cui si parla di prevenzione, di sensibilizzazione e di sinergie tra istituzioni, università, professionisti e società civile, lascia perplessi che non si sia ritenuto necessario coinvolgere proprio chi, ogni giorno, lavora in prima linea contro la violenza di genere. Non si tratta solo di una questione simbolica, ma di sostanza: i centri antiviolenza sono il cuore pulsante di una rete territoriale, sono memoria attiva, esperienza sul campo, portatrici di pratiche consolidate e competenze specifiche che non possono essere ignorate.
All’incontro erano presenti personalità di rilievo, tra cui il presidente dell’Ordine dei Medici, Antonio Maria Lanzetti, la presidente del Comitato Unico di Garanzia di Unitus, Sonia Maria Melchiorre, e la presidente dell’Associazione Donne Medico, Rossella Mellino. Presenze importanti, certo, ma incomplete se non si dà spazio anche alla voce di chi, nel quotidiano, affronta la realtà brutale della violenza domestica, della paura, dell’isolamento.
In un momento storico in cui il tema della violenza di genere è al centro dell’attenzione pubblica e mediatica, e in cui la mobilitazione dell’opinione pubblica è più che mai viva, eventi come questo rischiano di diventare occasioni mancate se non riescono a rappresentare l’interezza delle forze in campo. La lotta alla violenza maschile sulle donne non può essere ridotta a un discorso teorico o accademico: ha bisogno del sapere esperto di chi conosce la complessità delle dinamiche di abuso, sa quanto sia difficile denunciare, ricostruire, rinascere.
Escludere il centro antiviolenza significa privare il dibattito di una delle voci essenziali che da anni lavora sulle procedure e sulla rete”.

 

 

 

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