VITERBO- Presentata in Comune l’edizione 2026, ispirata alla Molteplicità di Calvino. Dal 23 ottobre al primo novembre otto concerti tra grandi interpreti, giovani talenti e luoghi d’arte.
Spada: «Otto concerti che insieme disegnano una costellazione»
«Viterbo al centro di un viaggio culturale che unisce storia, musica e territori». È il messaggio della sindaca Chiara Frontini in occasione della conferenza stampa di presentazione del Festival della Tuscia 2026, che si è tenuta mercoledì 14 ottobre nella sede del Comune di Viterbo, alla presenza del vicesindaco e assessore alla Capitale Europea della Cultura Alfonso Antoniozzi e del direttore artistico Massimo Spada. Dal 23 ottobre al primo novembre, il Festival proporrà otto concerti diffusi tra Viterbo e alcuni dei luoghi più suggestivi della Tuscia.
«Il Festival rappresenta non solo un’importante manifestazione artistica, ma anche un’opportunità straordinaria per valorizzare e promuovere quel brand su cui stiamo lavorando, che vede Viterbo come cuore della Tuscia», afferma la sindaca Chiara Frontini. «Un progetto che passa e viene veicolato anche attraverso eventi di grande livello artistico e culturale, proprio come il Festival della Tuscia, dove Viterbo si pone al centro di un viaggio culturale che unisce storia, musica e territori. Un evento che ogni anno contribuisce a rafforzare e consolidare l’identità culturale della nostra città, dei luoghi che ospitano i concerti e dell’intera Tuscia».
La Molteplicità, ispirata a una delle Lezioni americane di Italo Calvino, è il filo rosso dell’edizione 2026. Un tema che attraversa il repertorio classico, barocco, la musica popolare e quella contemporanea, accostando autori, epoche e tradizioni distanti. Tra i protagonisti, interpreti di rilievo come Marcello Panni, Enrico Dindo e Alessandro Carbonare, accanto alle nuove generazioni di musicisti.
«Quest’anno sono tornato alle parole di Calvino, e ad una in particolare, molteplicità, perché mi sembrava racchiudesse qualcosa di vero anche sulla musica: una tradizione, se la ascolti bene, non è mai una sola cosa», spiega il direttore artistico Massimo Spada. «Da Viterbo a tutta la Tuscia, otto concerti che possono stare in piedi da soli, ma insieme disegnano una costellazione: la molteplicità non è dispersione, è scoprire quante strade possono partire dalla stessa nota».
Il Festival intreccia il programma musicale con il patrimonio storico e architettonico delle sedi che ospitano i concerti: da Villa Giustiniani di Bassano Romano al Palazzo dei Papi di Viterbo, dal Teatro San Francesco di Bolsena al Castello Odescalchi Orsini di Bracciano, da Palazzo Ruspoli a Vignanello alla Basilica della Quercia, fino alla Sala Regia e al Teatro dell’Unione. Spazi che diventano parte integrante dell’esperienza d’ascolto.
«Mi interessa particolarmente il dialogo che questo programma si propone di stabilire fra autori lontani nel tempo e nel linguaggio, lasciando emergere affinità che non sempre sono immediatamente evidenti», sottolinea il vicesindaco e assessore alla Capitale Europea della Cultura Alfonso Antoniozzi. «Accostare Rossini a Bartók, passando attraverso Schubert e Brahms, ci ricorda quanto siano arbitrarie certe classificazioni con le quali abbiamo imparato a organizzare la storia della musica, quasi che gli autori debbano appartenere innanzitutto a un’epoca anziché a quella straordinaria e contraddittoria famiglia di esseri umani che ha sentito il bisogno di esprimersi attraverso i suoni. La Molteplicità di Calvino, scelta come riferimento per questa edizione del Festival della Tuscia, offre una chiave di lettura interessante proprio perché suggerisce di rinunciare a un unico punto di osservazione, e mi sembra che questo sia un buon modo di avvicinarsi alla musica, anche per chi la frequenta da sempre».
Dal 23 ottobre al primo novembre, dimore storiche, palazzi rinascimentali, castelli e basiliche diventano luoghi d’incontro tra grandi interpreti e giovani talenti. Da Schubert a Brahms, dalla pizzica alla musica sacra, un itinerario attraverso secoli, culture e linguaggi
Otto concerti, otto mondi musicali, un patrimonio artistico e architettonico che diventa parte integrante dell’esperienza d’ascolto. Dal 23 ottobre al primo novembre torna il Festival della Tuscia, che attraversa Viterbo e alcuni dei luoghi più suggestivi del territorio trasformando ville storiche, castelli, palazzi monumentali, teatri e basiliche in altrettanti scenari di un viaggio tra epoche, culture e tradizioni.
È la Molteplicità, ispirata a una delle Lezioni americane di Italo Calvino, il filo conduttore dell’edizione 2026: un programma che attraversa il repertorio classico, barocco, la musica popolare e quella contemporanea, accostando grandi pagine della tradizione a composizioni meno frequentate, interpreti affermati – come Marcello Panni, Enrico Dindo e Alessandro Carbonare – e nuove generazioni di musicisti. Da Villa Giustiniani di Bassano Romano al Palazzo dei Papi di Viterbo, dal Teatro San Francesco di Bolsena al Castello Odescalchi Orsini di Bracciano, da Palazzo Ruspoli a Vignanello alla Basilica della Quercia, fino alla Sala Regia e al Teatro dell’Unione, il Festival costruisce un dialogo continuo tra musica e patrimonio culturale. I luoghi diventano parte del racconto, ciascuno con la propria storia e una particolare relazione con il repertorio che ospita.
Un festival, molteplici universi musicali
«Quest’anno sono partito da una parola di Calvino, molteplicità, una delle sue Lezioni americane, perché mi sembrava dicesse qualcosa di vero anche sulla musica: una tradizione, se la ascolti bene, non è mai una sola cosa. È una rete, una costellazione, tante voci che in qualche modo si tengono insieme senza annullarsi», spiega il direttore Massimo Spada. «Ogni concerto di questa edizione può stare in piedi da solo. Ma insieme raccontano qualcosa di più grande: non un percorso con un inizio e una fine, quanto una costellazione. La si può guardare da punti diversi e cambia disegno. La molteplicità non significa dispersione, ma scoprire quante strade possono partire dalla stessa nota, quante storie possono convivere nello stesso Festival e quanti mondi diversi la musica può farci attraversare».
Dal Sud al cuore dell’Europa: il programma
Il viaggio comincia il 23 ottobre alle ore 20 a Villa Giustiniani di Bassano Romano, con Sud e Magia, concerto inaugurale a ingresso libero affidato a Marcello Panni e al Nuovo Ensemble del Sud. Un Sud che non è soltanto geografia, ma memoria, desiderio e trasformazione. Rossini, Massenet, Verdi, Händel, Tosti e De Curtis incontrano la canzone napoletana, la taranta, la pizzica e Gershwin, in un intreccio di tradizioni colte e popolari.
Il giorno successivo, 24 ottobre alle ore 20, il Festival approda al Palazzo dei Papi di Viterbo con La morte e la fanciulla. Protagonista L’Appassionata, in un programma che accosta Grieg a uno dei capolavori più intensi di Schubert, il Quartetto n. 14 in re minore, proposto nella versione per orchestra d’archi.
Il 25 ottobre alle ore 18, il Teatro San Francesco di Bolsena ospita Cuadratura, secondo appuntamento a ingresso libero. L’Ensemble Brezza conduce il pubblico alla scoperta delle Sonates à quatre parties di Jean-Baptiste Quentin, un repertorio nel quale la pluralità delle voci si trasforma in architettura musicale.
Il 29 ottobre alle ore 20, il Castello Odescalchi Orsini di Bracciano diventa lo scenario di Conversazione in Sicilia, con Alessio Pianelli, Andrea Cicalese e l’Ensemble Avos Project. Un itinerario che parte dal Mediterraneo e attraversa Georgia, Romania, Armenia, Grecia e tradizione afroamericana.
A Palazzo Ruspoli di Vignanello, il 30 ottobre alle ore 20, il Quartetto Goldberg è protagonista di On the Road, un attraversamento della storia del quartetto d’archi attraverso Haydn, Bartók e Mendelssohn. Tre compositori, tre epoche e tre differenti modi di intendere la scrittura cameristica: un viaggio nel quale è la trasformazione stessa del linguaggio musicale a diventare protagonista.
La musica come comunità: un concerto speciale alla Basilica della Quercia
Il 31 ottobre alle ore 11, il Festival dedica alla dimensione collettiva della musica uno dei momenti più significativi dell’edizione. Nella Basilica della Quercia di Viterbo, Preghiera per un amico riunisce l’Orchestra Sistema Musica Arnesano e i Pueri Cantores del Vaticano in un concerto a ingresso libero che mette al centro i giovani, le famiglie e il valore dell’esperienza musicale condivisa.
Dal barocco alla suite dello Schiaccianoci di Čajkovskij, dalla Carmen di Bizet alle pagine sacre di Bartolucci, Liberto, Perosi e Rutter, il programma attraversa repertori e sensibilità differenti, trovando nella dimensione corale un punto d’incontro.
La stessa giornata, alle ore 20 nella Sala Regia di Viterbo, cambia radicalmente registro con Furore, affidato al flautista Alberto Navarra e al pianista Leonardo Pierdomenico. Debussy, Schubert, Poulenc e Jolivet disegnano un percorso tra impressionismo, romanticismo, neoclassicismo e modernità, in un dialogo serrato tra flauto e pianoforte.
Il gran finale: sei musicisti, infinite relazioni
Il Festival si conclude il 1° novembre alle ore 18 al Teatro dell’Unione di Viterbo con Sei personaggi in cerca d’autore, un titolo che richiama Pirandello e racchiude il senso dell’intera edizione.
Sul palcoscenico Massimo Spada, Andrea Obiso, Daniele Valabrega, Enrico Dindo, Alessandro Carbonare e Mirko Landoni danno vita a un gioco di combinazioni e identità musicali attraverso due Trii di Brahms, per violino, corno e pianoforte e per violoncello, clarinetto e pianoforte, e il Sestetto op. 37 di Ernő Dohnányi.
Sei interpreti, tre formazioni, due compositori. Gli strumenti cambiano ruolo, gli equilibri si ricompongono e ogni voce acquista significato nella relazione con le altre. Una conclusione che restituisce in musica l’intuizione da cui nasce il Festival: la ricchezza di un insieme non dipende dall’uniformità dei suoi elementi, ma dalla possibilità di far convivere differenze e identità.
Per info, programma e prenotazioni: https://www.festivaldellatuscia.it/






